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A SportsDays. I valori dello sport e la responsabilità sociale d'impresa

Lo sport è nella crisi, si dice anche all'Assemblea nazionale della Uisp in corso a Rimini Fiera, nell'ambito di Sportsdays. Non chiediamo più soldi, ha sostenuto il presidente Fossati nella relazione introduttiva e allora è necessario individuare anche forme nuove di finanziamento per le attività. Dal workshop su “I valori dello sport e la responsabilità sociale d'impresa” ne sono emerse alcune, anche se inserite in un contesto difficile. Secondo tutti gli intervenuti l'importanza dello sport come fenomeno sociale globale è ormai riconosciuta, ma non prevista dalle leggi, soprattutto da quelle che regolano gli interventi delle Fondazioni e degli Enti erogatori e nei progetti da questi finanziati lo sport (nonostante i suoi valori riconosciuti e condivisi) è considerato non il fine, ma un mezzo.
Nei piani programmatici pluriennali e in quelli annuali lo sport gioca un ruolo importante in ogni intervento relativo a salute, benessere inserimento e reinserimento, lotta alla solitudine, etc., ma i finanziamenti sono indiretti e inseriti in diversi settori. “In ogni intervento teso a promuovere la coesione sociale – afferma Borgomeo, Presidente della Fondazione con il Sud – non può prescindere dalla presenza forte dei valori dello sport: il rispetto delle regole, l'impegno personale, lo sviluppo delle relazioni rappresentano un contributo concreto e motivante all'assunzione della responsabilità personale: di qui un forte contributo all'inclusione sociale e, ancora prima, per evitare processi di esclusione sociale, che specie nel Sud, rappresenta l'anticamera dell'inclusione nella malavita”.
“Dopo tempi di vacche grasse – sostiene Giusti, Presidente Commissione servizi alla persona di Acri – la crisi colpisce anche noi. Il futuro si gioca sull'ipotesi di fare nascere reti sempre più territoriali, capaci di coinvolgere in progetti comuni, e quindi finanziamenti, tutti gli attori locali”.
Bercigli, responsabile per le aziende della Direzione nazionale Uisp, sottolinea con allarme come dei 37 miliardi di debiti delle pubbliche amministrazioni nell'ultimo anno, ben 25 siano verso il no profit, che regge l'urto solo grazie a un diffuso radicamento e alla credibilità presso i cittadini e le amministrazioni e alla sua grande diffusione sul territorio. “La Uisp si è dotata nel 2000 di un'azienda, che ha prodotto piccoli segmenti d'impresa. Ci siamo da subito concentrati sulla responsabilità sociale d'impresa: tutti gli strumenti devono devono comunque far tornare le risorse sui soggetti più deboli e su quelli più esposti”.
“E' finito il mito delle fondazioni-bancomat. E allora occorre ripartire dalla considerazione che che lo sviluppo della comunità si basa sulle relazioni. Senza relazioni non si soddisfano i bisogni, senza la rete si accentua l'assistenzialismo e quindi la spesa. Lo sport ha il suo valore aggiunto proprio nella relazione, nella socializzazione, nei rapporti di comunità che sa creare. E allora raccontate queste storie”.
Ma fondazioni di comunità e reti di prossimità non bastano. “Io penso a un welfare generativo – provoca Russo, sociologo e giornalista – che non preveda schemi calati dall'alto, dal centro, ma dal basso, sulla capacità di rapportarsi fra loro dei vari attori sociali, di creare modelli originali e buone pratiche. Si tratta di una responsabilità sociale anche dello sport di cittadinanza, che deve confrontare tutto il suo enorme potenziale di fare sociale”.
Salvatore Farina, responsabile del settore volontariato della Uisp, è soddisfatto dell’esito dell’incontro. “Da qualche tempo abbiamo avviato contatti e incontri, sia a livello locale, sia nazionale, con il mondo delle fondazioni per convincerle dei valori dello sport nel fare sociale e inclusione, specie nelle aree del disagio, sia al Sud, sia nei quartieri a rischio delle città. Oggi è stata espressa una consapevolezza unanime da parte dei convenuti e una positiva disponibilità a proseguire nel percorso comune”.

Paolo Tisot